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Le Interviste

Somministrate alle beneficiarie di “Isola”, all’Equipe Psico-Socio-Pedagogica e Formativa, ai Referenti Istituzionali e agli attori dell’ambito pubblico di Gallipoli, le interviste sono state definite attorno a otto categorie oggetto di analisi, al fine di offrire una chiara fotografia, del processo di trasformazione attuato dall’esperienza di borsa-lavoro ed effettuare una valutazione qualitativa funzionale alla diffusione dei risultati ottenuti. Nello specifico, sono state individuate le seguenti categorie oggetto d’analisi: 
- 1° Background: situazione antecedente al lavoro (componenti socio – anagrafiche e culturali); 
- 2° Emozioni: derivanti dall’assenza di lavoro (scoraggiamento, autovalutazione, ecc.); 
- 3° Significato attribuito al lavoro: rapporto tra identità e lavoro, valore attribuito al lavoro, motivazione nella ricerca del lavoro, necessità di lavoro; 
- 4° Tempi di vita e di lavoro: tempi di lavoro e spazi per sé; il lavoro vissuto come sprone per uscire da casa e prendersi “cura di sé”, fattore fondamentale al mantenimento di un sano equilibrio e per la salvaguardia del proprio benessere complessivo; 
- 5° Strategie di ricerca e di lavoro: supporti istituzionali e relazionali, risorse e supporti personali; 
- 6° Opinioni sulla gestione del lavoro: sentirsi all’altezza del compito assegnato, abilità acquisite o ulteriormente sviluppate, sentimento di effettiva integrazione nel contesto lavorativo; 
- 7° Trasformazione personale: risorse attivate e processi di trasformazione nel vissuto della propria quotidianità; 
- 8° Aspettative per il futuro: consapevolezza del proprio progetto di vita, progettualità futura. 

Scelta del campione di riferimento: le beneficiarie 
Il campione di riferimento per le beneficiarie è stato quello di donne residenti nell’Ambito Territoriale Sociale di Gallipoli, d’età compresa tra i 20 e i 55 anni. I criteri di scelta sono stati effettuati sulla base dei risultati particolarmente positivi raggiunti dalle borsiste in termini di conseguimento degli obiettivi di autonomia, motivazione e piena integrazione nella realtà aziendale, sviluppo e acquisizione di strumenti operativi funzionali per una possibile ricerca lavorativa futura. 

Valutazione dei risultati 
Le interviste di seguito riportate si propongono di fornire una valutazione dei percorsi effettuati dalle beneficiarie, attraverso la voce delle stesse, e le considerazioni degli stakeholder dell’Ambito Pubblico e del Privato sociale. Si auspica che, la restituzione e diffusione dei seguenti risultati, unita all’individuazione dei bisogni e delle attese espresse dalle beneficiarie, possano tradursi in valido feedback per futuri interventi, e nell’elaborazione di policies centrate sulla multidimensionalità di bisogni diversificati, legati ai singoli vissuti e alle diversità di esperienze. 

Elemento centrale per la riuscita del percorso è stato il Gruppo di Lavoro costituito per “Isola”: l’Equipe Psico-Socio-Pedagogica e la figura della Tutor, che hanno curato la messa in atto delle varie fasi degli interventi attraverso attività di formazione, e momenti di consulenza individuale, al fine di garantire il buon andamento del progetto personalizzato, così come previsto dalla L. 328/00. Il lavoro condotto dall’Equipe di “Isola” ha messo in rilievo l’importanza di due elementi strategici determinanti per la riuscita del percorso: lo straordinario potere del “gruppo” (tra beneficiarie e tra beneficiarie e operatrici), quale elemento di potenziamento e cartina di tornasole e la necessità di una formazione “mirata”, in grado di tracciare attitudini e interessi funzionali alla definizione di profili professionali realisticamente conformi alle abilità e competenze delle borsiste. 
Le considerazioni dell’ Assistente Sociale 
Op.: Quando ha avuto inizio il Progetto e in cosa consiste? 
A.S.: Il Progetto è partito nei primi giorni di Agosto 2014, è terminato a fine Giugno 2015 e nasce per offrire un’opportunità a donne che versano in condizione di forte svantaggio sociale: donne sole, spesso con figli, che hanno alle spalle vissuti forti a livello familiare o segnati da un passato di violenza. 
Op.: Quale è stato il suo ruolo in “Isola”? 
A.S.: Mi sono occupata della parte relativa alla ricerca delle realtà aziendali che avrebbero ospitato le borsiste, della fase di elaborazione del PEI e del tutoraggio e sostegno in azienda. 
Op.: Come sono state selezionate le beneficiarie? 
A.S.: Ogni Comune dell’Ambito ha inviato attraverso i Servizi Sociali, i nominativi delle beneficiare selezionate alla Cooperativa Sociale Comunità S. Francesco. 
Op.: Prima mi ha parlato dell’elaborazione del PEI, può spiegarmi meglio in cosa consistite? 
A.S.: E’ il Progetto Educativo Individuale elaborato con la Psicologa e l’Educatrice, sulla scorta del bilancio di competenze effettuato durante la fase di formazione, antecedente al periodo di inserimento in azienda. E’ avvenuto però che in itinere siano state apportate delle modifiche sulla base delle nuove esigenze presentatesi. Ad esempio, è capitato che sia stato necessario individuare una nuova realtà in cui inserire la beneficiaria: inizialmente inserita in una ferramenta, poi da un Commercialista e infine in un negozio di sartoria. 
Op.: Quali sono stati gli obiettivi che si è preposta nel percorso? 
A.S.: Oltre a prendere contatti con il territorio che ha risposto positivamente, il mio obiettivo primario è sempre quello di sfatare l’aspetto relativo al pregiudizio che rischia di inficiare il lavoro. In questa direzione le borsiste sono state davvero in gamba: hanno sfruttato al massimo l’opportunità che gli è stata offerta. 
Op. : L’esperienza lavorativa comporta una riorganizzazione della propria quotidianità, richiedendo la presenza di fattori, quali capacità di reggere lo stress connesso all’espletamento dei compiti, ma anche ansia per eventuali fallimenti. Come si sono dimostrate le beneficiarie rispetto alla capacità di sostenere i ritmi lavorativi e attenersi al rispetto delle regole? 
A.S.: Si è lavorato molto sull’importanza del rispetto delle regole, rinforzando l’azione di monitoraggio in azienda e il sostegno con le attività di gruppo condotte dalla Psicologa, a cadenza quindicinale. Nel caso di cui le parlavo prima ad esempio, della beneficiaria che ha più volte cambiato contesto di lavoro, è stata prevista una robusta azione di sostegno psicologico per evitare uno scoraggiamento o peggio ancora, un pericoloso crollo emotivo. 
Op.: Un aspetto rilevante è sicuramente quello della motivazione al lavoro, ai fini della riuscita di inserimenti di qualità: come si sono dimostrate in tal senso le beneficiarie? E’ capitato che la motivazione sia calata nel corso del percorso? 
A.S.: In realtà, le beneficiarie avevano tutte una grande fretta di iniziare e non ci sono state interruzioni durante il percorso, fatta eccezione per qualcuna, legata però a problematiche di salute. La motivazione al lavoro è stata sempre alta, e ha proceduto di pari passo con l’incremento dell’autostima: il sentirsi finalmente autonome e indipendenti è stato fondamentale e vissuto come una forma vera e propria di riscatto sociale. 
Op.: Bello questo risultato, si può parlare di una sorta di “valore aggiunto” all’esperienza di borsa-lavoro? 
A.S.: Si assolutamente: queste donne si sono finalmente riscattate da anni di sofferenze, vedendo riconosciuto il loro valore profondo di donne e anche di madri in grado di provvedere autonomamente al sostentamento economico dei propri figli. 
Op.: Quale è stato, a suo parere, l’aspetto o la dimensione più importante di “Isola”? 
A.S.: Sicuramente il forte spirito di gruppo che è servito anche da grande spinta e motivazione. Le beneficiarie si sono legate molto tra loro, hanno condiviso vissuti, hanno sperimentato un senso di solidarietà forte tra chi vive esperienze simili e questi vissuti rielaborati, si sono trasformati in vera e propria voglia di fare e di migliorare. Ci siamo rese conto che il gruppo è uno strumento straordinario per il perseguimento degli obiettivi. 
Op.: Quindi, oltre all’inserimento lavorativo, il Progetto ha consentito anche un ampliamento della rete sociale delle borsiste? 
A.S.: Si è stato determinante, e anche importante, al fine di uscire da alcune forme di isolamento sociale, in cui i vissuti problematici avevano confinato molte di loro. 
Op.: Quali sono stati i cambiamenti significativi che ha notato nelle beneficiarie? 
A.S.: Sicuramente una maggiore capacità di far fronte alle difficoltà: se in un primo momento, esse reagivano con rabbia, successivamente, hanno sviluppato l’arte della resilienza, canalizzando in modo appropriato le emozioni. E anche noi professioniste abbiamo imparato molto da loro: c’è stata una sorta di “rispecchiamento”… 
Op.: Cosa le lascia quest’esperienza? 
A.S: La grande capacità delle donne di “fare gruppo”, la forza della condivisione. 
Op.: Si sente di dare qualche suggerimento, in una prospettiva futura di iniziative progettuali simili? 
A.S.: Sicuramente insistere sull’aspetto della sensibilizzazione della comunità rispetto a questi temi e sulla comunicazione dei risultati ottenuti. 
Op.: Grazie. 

Le considerazioni dell’Educatrice 
Op.: Come Educatrice, quale è stato il suo ruolo in “Isola”? 
E.: Mi sono occupata della fase di avvio, accompagnamento lavorativo, e monitoraggio. Ho curato l’aspetto relativo alle problematiche che possono emergere tra borsiste e datore di lavoro: in una situazione specifica, ci siamo rese conto che l’abbinamento beneficiaria-azienda non era dei migliori, e abbiamo effettuato un cambiamento più congruo con le caratteristiche della borsista. 
Op.: Quali sono gli obiettivi che si è prefissata?
 E.: L’incremento dell’autostima, e delle capacità relazionali funzionali a un buon adattamento lavorativo e a degli inserimenti efficaci. 
Op.: Per raggiungere questi obiettivi, su quali aspetti ha puntato? 
E.: Sicuramente sulla presenza costante, garantita dall’attività di monitoraggio e tutoraggio in azienda previste dallo stesso Progetto, ma anche sull’ascolto e sul rinforzo dei cambiamenti significativi osservati nelle beneficiarie. 
Op: Rispetto a questi ultimi, può riportarne qualcuno? 
E.: La riscoperta delle proprie risorse, una buona capacità di adattamento e di risposte funzionali provenienti dal contesto. 
Op. : Come è stato vissuto dalle beneficiarie il momento d’ingresso nella realtà lavorativa? 
E.: E’ stato vissuto serenamente, già nella fase di formazione in aula alle beneficiarie è stata data la possibilità di confrontarsi con quello che sarebbe stato il futuro contesto di lavoro, sono stati raccolti i dubbi o le incertezze delle beneficiarie. 
Op.: Rispetto alla formazione, quale è stata l’utilità percepita dalle beneficiarie? 
E.: La formazione è stata fondamentale per le borsiste, ma anche per la nostra stessa Equipe per sondare interessi, attitudini, competenze ed esperienze pregresse delle beneficiarie, e per quest’ultime è stata vissuta come un’occasione di autoconoscenza. 
Op.: Tornando invece alla fase di tutoraggio in azienda, vi siete interfacciate anche con i tutor aziendali? Sono state previste queste figure di riferimento? 
E.: Si i tutor aziendali erano presenti e insieme a loro c’è stata un’attività di collaborazione proficua. Sono figure essenziali perché rimandano un feedback immediato sull’andamento lavorativo quotidiano. Abbiamo riscontrato, da questo punto di vista, un’ottima risposa da parte del territorio, le aziende sono state realmente partecipative. 
 Op.: Il tutoraggio aziendale ha subito delle variazioni durante il percorso o è rimasto sempre lo stesso? 
E.: No ha subito delle variazioni: inizialmente l’attività di monitoraggio e tutoraggio è stata più intensa. Poi, via via, si è attenuata al fine di rendere le beneficiarie più autonome. 
Op.: Quale crede che sia un elemento determinante per la riuscita del Progetto? 
E.: Indubbiamente la possibilità di poter contare sulla presenza di un’Equipe formata da professioniste a cui potersi rivolgere, con cui confrontarsi e riflettere durante il proprio percorso. La sensazione che ho avuto, è che le borsiste volessero cogliere e godere pienamente di ogni opportunità che gli veniva offerta: dall’inserimento in azienda, al lavoro in gruppo, all’Equipe Psico-Socio-Pedagogica. Sono state tutte molto attive. 
Op.: Ci sono stati degli inserimenti a fine percorso? 
E.: Per alcune di loro si è aperta la strada di una collaborazione occasionale, che è pur sempre un’opportunità: ad es., nel caso specifico di una borsista, c’è la possibilità che venga richiamata durante i periodi festivi, come commessa in un negozio di articoli da regalo. Naturalmente, il periodo non è roseo per nessuno, e bisogna fare i conti con la crisi occupazionale. 
Op.: Cosa le lascia quest’esperienza? 
E.: Il coraggio delle donne, il coraggio di continuare nonostante tutto e tutti, fa riflettere, e al tempo stesso, crescere. 
Op.: Grazie. 

La voce della Psicologa: l’importanza del “gruppo” 
Op. : Può descrivermi in cosa sono consistiti gli incontri di gruppo condotti con le borsiste e su cosa si è principalmente lavorato? 
P.: Gli incontri sono stati spalmati nell’arco di tempo compreso da Dicembre 2014 a Maggio 2015. I primi incontri hanno sondato interessi e attitudini delle borsiste, per poi passare, nella programmazione successiva, a gruppi di incontro miranti a condurre le beneficiarie verso un processo di autoesplorazione e maggiore conoscenza di sé. Si è lavorato principalmente sul sostegno psicologico e sulla trasformazione degli stili comunicativi disfunzionali, in prospettiva di un buon reinserimento lavorativo e anche sociale. Fondamentale è stato il lavoro sull’”alfabetizzazione emotiva” che ha consentito di lavorare su emozioni come rabbia, paura, gioia, ecc. 
Op. : Come definisce il gruppo di borsiste, si può dire che fosse ben coeso? E quanto si rivela fondamentale il gruppo come strumento di partecipazione e conseguimento di obiettivi preposti? 
P. : E’ stato indubbiamente un gruppo “particolare”, che ha richiesto una grande capacità di contenimento. Considerati i trascorsi delle borsiste caratterizzati spesso da violenza, si è dovuta porre un’attenzione significativa all’approccio. Volontariamente, si è scelto di lavorare sulle emozioni, e sulle corrispondenze azione – reazione. Il gruppo è stato coeso, alla fine, anche se in particolare, su un totale di 10 partecipanti, 5 in modo particolare hanno dimostrato di aver stretto della relazioni sociali più forti, anche all’esterno del contesto lavorativo. 
Op.: Possiamo identificare nel gruppo di “Isola” le caratteristiche dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto? 
P.: Indubbiamente, la valenza profonda del gruppo di “Isola” è quella di richiamarsi alle caratteristiche strutturali dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto. La dimensione del gruppo si è rivelata fondamentale, sia per la spinta ad una maggiore partecipazione grazie al senso di solidarietà sperimentato dalla comunanza di vissuti difficili e dolorosi, sia per la comprensione delle implicazioni di esperienze negative passate nella odierna vita delle borsiste. Rielaborare i vissuti emersi ha permesso alle donne del gruppo la libera espressione di conflittualità non superate, ma anche l’acquisizione di modalità funzionali di rielaborazione, che hanno portato come risultato visibile il miglioramento dell’autostima, della fiducia nelle proprie capacità in ambito sociale e lavorativo. Non sono mancati però, i momenti di colloqui individuali, espressamente richiesti dalle beneficiarie, con finalità di supporto psicologico. 
Op.: Prima mi ha parlato di un altro aspetto sul quale si è lavorato in questi incontri di gruppo, la trasformazione di stili comunicativi disfunzionali: può spiegarmi meglio cosa intende? 
P.: In realtà, si tratta più che altro della capacità di assumere degli stili comunicativi adeguati a contesti e situazioni. La comunicazione è un elemento centrale su cui si è lavorato e insistito parecchio. Numerosi sono stati i momenti di role playng attuati con la finalità di far riflettere le borsiste sui propri stili comunicativi: molte di loro immaginavano di comunicare in un modo, piuttosto che in un altro. Fondamentale, in questa direzione, è stato il test sugli stili comunicativi che fa il distinguo tra stile comunicativo passivo, aggressivo, competitivo, assertivo e prosociale. I risultati ottenuti sono stati diversificati, sono emersi stili comunicativi disfunzionali, e si è notato come molte di loro abbiano poca conoscenza rispetto alle modalità di comunicazione solitamente adottate. Inoltre, ci si è soffermate anche sul valore e sull’importanza della comunicazione non verbale. In generale, le borsiste hanno scoperto, con grande meraviglia, quanto sia difficile, a volte, comunicare le proprie emozioni nel rispetto dell’altro. 
Op.: Quali sono stati i cambiamenti significativi che ha notato? 
P.: Sicuramente una maggiore cura di sé, anche nel proprio modo di vestire, e soprattutto maggiore forma di educazione e rispetto. 
Op.: Dott.ssa cosa le lascia quest’esperienza? Si sente di dire che siano stati conseguiti gli obiettivi preposti a inizio percorso? 
P.: E’ stato un anno molto intenso, con emozioni forti da entrambe le parti. Le beneficiarie hanno partecipato fino all’ultimo incontro e spesso, la dimensione del gruppo di lavoro, ha lasciato posto a un gruppo di donne sedute intorno a un tavolo, pronte a superarsi, a sperimentarsi di nuovo, ripartendo da un vissuto doloroso, ma con degli strumenti in più per fronteggiarlo e per aprirsi nuovi spazi di sperimentazione futura. Si, sicuramente un buon risultato. 
Op.: Grazie. 

Le valutazione della Tutor di Progetto (Equipe Formativa) 
La figura della Tutor riveste un ruolo cruciale nel Progetto: individua, nella fase di sperimentazione, i bisogni delle beneficiarie, i profili funzionali a garantire abbinamenti aziendali proficui per la riuscita dell’integrazione lavorativa e le aziende ospitanti. Punto di raccordo tra le beneficiarie, i Servizi territoriali, le aziende e l’équipe di “Isola”, questa figura supporta in toto i processi di monitoraggio, accompagnamento e valutazione in itinere, autentici punti di forza di “Isola”. 
Op.: Può descrivermi il suo ruolo nel Progetto “Isola”? 
T.: Il Progetto “Isola” ha riguardato il reinserimento sociale e lavorativo di donne individuate dai Servizi Sociali territoriali, nella maggior parte dei casi con figli, con particolari situazioni di disagio come, separazioni conflittuali, vissuti di maltrattamenti e abbandoni, difficoltà economiche, che avevano necessità di riappropriarsi della propria vita e dei propri spazi. Nella prima fase, insieme al Promotore, abbiamo promosso il Progetto sul territorio, portandolo all’attenzione delle aziende individuate come partner potenziali per gli inserimenti delle borsiste. 
Op.: Quali sono stati i criteri di scelta della selezione delle aziende? 
T.: Le aziende sono state individuate tenendo conto del bilancio di competenze delle borsiste effettuato durante il periodo di formazione, antecedente all’inserimento nel contesto lavorativo. Si è partiti proprio dalla considerazione delle competenze, capacità e attitudini delle borsiste, cercando di selezionare i contesti più rispondenti alle loro caratteristiche, naturalmente non è stato semplice. 
Op.: Avete riscontrato delle difficoltà particolari, ci sono stati dei momenti “critici” durante il percorso di borsa-lavoro, legati alle aspettative delle aziende o a quelle delle beneficiarie? 
T.: Abbiamo avuto poche difficoltà: pur essendo un Progetto “nuovo” per il territorio c’è stata una buona risposta dalle aziende, che sono state disponibili a mettersi in gioco. Diciamo che le difficoltà affrontate sono riconducibili alle esperienze singole delle beneficiarie, che si sono ritrovate, in alcuni casi, a dover affrontare momenti delicati.. C’è da dire però, che anche questo si è trasformato poi in un modo per mettersi alla prova, e recuperare più fiducia in loro stesse. 
Op.: In questi momenti critici, come si è relazionata alla beneficiarie e come si è rimodulato il suo intervento? 
T.: Ci sono stati due momenti di maggiore difficoltà legati a due borsiste in particolare: una di loro, purtroppo, è stata costretta a interrompere quasi subito il percorso di borsa-lavoro a causa di un infortunio sul lavoro; l’altra beneficiaria, invece, è riuscita a portarlo a termine nonostante un complesso periodo di malattia. Si trattava di due donne particolarmente fragili, che necessitavano di un supporto importante, che di fatto c’è stato, ed è arrivato non solo dalla mia figura, ma anche da tutte le operatrici dell’Equipe di “Isola”: dalla Psicologa, all’Assistente Sociale, all’Educatrice. 
Op.: Soffermandoci appunto sull’Equipe di Progetto, che valenza strategica assume? 
T.: La presenza dell’Equipe è un punto di forza fondamentale, sia perché sostiene le beneficiarie, e sia perché fa sì che le aziende abbiano sempre qualcuno con cui interfacciarsi, eliminando così il rischio di percepirsi “sole” in un’esperienza nuova, con tante dinamiche in essa implicate. 
Op.: Dal punto di vista metodologico, quali sono stati gli elementi su cui si è insistito al momento dell’effettivo inserimento in azienda e come si colloca la figura della Tutor rispetto a essi? 
T.: Sicuramente sui processi di monitoraggio, tutoraggio, accompagnamento e valutazione in itinere, senza dubbio sono gli elementi cardine del processo di inserimento lavorativo perché consentono di monitorare di continuo il lavoro svolto, le eventuali difficoltà, di rinforzare i risultati raggiunti dalle borsiste o di agire su criticità da eliminare insieme a loro. In tutto ciò, il mio ruolo è quello di punto di raccordo tra i diversi soggetti: beneficiarie, aziende ospitanti, Servizi territoriali, la nostra stessa Equipe di “Isola”. 
Op.: “Isola” è terminato, è rimasta in contatto con le beneficiarie? Quali crede che possano essere interventi ulteriori da attuare nell’interesse di queste donne? 
T.: Con le beneficiarie il rapporto continua, non potrebbe essere interrotto a fine progetto considerati i particolari vissuti delle borsiste, per evitare che si sentano “abbandonate”. Molte di loro ci contattano anche solo per un saluto, oppure ci chiamano per valutare insieme nuove possibilità di lavoro o strade percorribili: questo tipo di contatto credo sia valido per motivarle sulla strada intrapresa, che ha riguardato la capacità di rimettersi in moto. 
Op.: Alla luce del percorso compiuto, in che cosa individua il punto di forza del Progetto? 
T.: La centralità delle beneficiarie, e la rete degli attori che non ci hanno mai fatto sentire sole: i Servizi territoriali e l’Ambito Territoriale di Gallipoli, in particolar modo, che si è reso autenticamente parte attiva del percorso, facendo avvertire la sua presenza nell’intero iter progettuale. Ritengo che questo costituisca non solo un punto di forza, ma soprattutto la scelta metodologica più strategica e funzionale ad azioni progettuali di questo tipo. Speriamo che ce ne siano presto delle altre! 
Op.: Cosa le lascia quest’esperienza? 
T.: Il fatto di aver conosciuto persone nuove e di averle aiutate a risolvere i loro problemi.. o per lo meno, di averci provato! 
Op.: La ringrazio del suo tempo. 

Le valutazioni della Docente – Formatrice sulla Sicurezza sui luoghi di lavoro (Equipe Formativa) 
Le valutazioni della Docente che ha curato la parte della formazione relativa alla Sicurezza sui luoghi di lavoro inducono a riflettere su un aspetto non trascurabile, emerso dall’esperienza “Isola”: il livello di partecipazione dimostrato in aula ha evidenziato uno scarso interesse verso argomenti che potrebbero arricchire il bagaglio di conoscenze delle beneficiarie. 
Op.: Può descrivermi il suo ruolo nel Progetto? 
Ing.: Ero la Docente che si occupava della formazione relativa alla Sicurezza sui luoghi di lavoro. 
Op.: In cosa è consistito il suo programma formativo? 
Ing.: Da Progetto, sono state previste ventiquattro ore di formazione sulla Sicurezza sul lavoro. Non conoscendo i settori di intervento delle borsiste sono partita dalla parte obbligatoria, dal Decreto Lgs. 81/2008, le novità introdotte, definizioni generali e ho cercato di dare loro un metodo per poter individuare la varie situazioni di pericolo, di rischio che avrebbero incontrato. 
Op.: Come ha risposto il gruppo delle beneficiarie in termini di partecipazione? 
Ing.: Non sono state particolarmente recettive, e non hanno messo del loro raccontando delle esperienze anche personali, raffrontando l’esperienza che stavano vivendo ad altre simili. 
Op.: Oltre a questo elemento, ci sono state altre difficoltà o criticità durante il percorso formativo? 
Ing.: E’ stato un gruppo che si è raccontato veramente poco: non so, se ciò sia stato dovuto a una intenzionale mancanza di volontà nell’aprirsi, o se di fatto, non avessero un consistente background lavorativo da raccontare. Anche volendo fare un raffronto con altre esperienze di progetti simili, di borsa-lavoro, ho riscontrato poche esperienze pregresse. 
Op.: Ci sono stati degli aspetti della formazione, degli argomenti nei confronti dei quali le borsiste hanno dimostrato maggiore interesse, o particolare curiosità? 
Ing.: Purtroppo, non è stato un gruppo “semplice”: non posso affermare che le borsiste abbiano dimostrato grande interesse su qualche argomento in particolare. Tranne una, due, su un gruppo di dieci persone, una cifra non considerevole insomma; in più c’è stata qualcuna che è stata assente per il 70%, 80% del corso. 
 Op.: Quindi, come è stata vissuta la formazione da parte delle borsiste? 
Ing.: Credo che non sia stata colta la valenza e l’importanza di questo momento, che ha finito con l’essere vissuto più come un “dovere”, invece che come un’opportunità di arricchimento, e crescita reciproca. Questo è un peccato.. 
Op.: Nella metodologia di S. Francesco invece, in che ottica viene promossa l’attività di formazione in un processo di inclusione socio-lavorativa? 
 Ing.: La formazione viene proposta innanzitutto per formare un gruppo, e poi per cercare di capire che tipo di competenze e capacità si possiedono. La formazione diventa un modo per fare un bilancio più concreto delle proprie risorse e per comprendere come si possono incanalare produttivamente. 
Op.: Sono state previsti dei momenti di verifica e di valutazione dei moduli formativi? 
Ing.: Si sono stati effettuati dei test che puntavano alla verifica dell’apprendimento delle conoscenze base sulla sicurezza, aspetto a cui Comunità S. Francesco dedica da sempre un’attenzione particolare. 
Op.: In prospettiva futura e alla luce delle considerazioni fino a ora effettuate, che suggerimenti si sente di dare rispetto a prossimi Progetti futuri? 
Ing.: Al fine di essere più specifici, suggerirei vivamente di proporre la formazione nel momento in cui si sono individuate le aziende, in cui saranno inserite le borsiste. In tal modo, la formazione potrà essere programmata in modo ancora più dettagliato e mirato. 
Op.: La ringrazio. 


Le dimensioni che emergono spontaneamente, in modo del tutto naturale dalle interviste fanno riferimento al riconoscimento (interno ed esterno), al riscatto sociale da aspetti stigmatizzanti, diretto retaggio del passato familiare o del vissuto di violenza di queste donne; al recupero dell’autostima, alla forza di credere nuovamente in sé stesse e nelle proprie capacità, autodeterminandosi; alla rabbia e alla delusione per il termine dell’esperienza di borsa-lavoro, tuttavia accompagnate dalla voglia di rimettersi in gioco, di continuare in nome di una battaglia che le sprona a prendersi cura di loro stesse e dei figli, “respiro e forza” di ognuna; la fiducia in un’Equipe multiprofessionale capace di supporto, presenza, ma in grado di spingere anche in direzione dell’autonomia; infine, la forza del gruppo, di potersi ascoltare, ritrovare, condividere, rispecchiare, sentirsi solidali l’una verso l’altra: esserci sempre, in contrasto con un isolamento desolante, e garanzia di cambiamenti preziosi, quanto significativi. 

Beneficiaria: M., anni 30 (3 figli) 
Op.: Prima di iniziare il Progetto “Isola” come trascorrevi le tue giornate? 
M.: Facevo solo la mamma a tempo pieno, e mi sentivo uno schifo! C’erano un sacco di problemi economici, nemmeno mio marito lavorava e non è facile quando hai una famiglia! Ho tre figli che sono la mia esistenza, il mio respiro. Sono sempre pronta a combattere per loro! E non come ha fatto invece mia madre con me… 
Op.: I tuoi figli sono fortunati ad averti, anche tu sarai il respiro per loro… Come hai conosciuto “Isola”? 
M.: E’ stato grazie all’Assistente Sociale del Comune di Tuglie, è lei che mi ha informata di questa possibilità e ho risposto subito di si, anche perché chiedevo sempre se c’era qualche lavoro e finalmente è arrivato! 
Op.: Ascolta M. prova a spiegarmi che significato ha il lavoro per te? 
M.: Per me il lavoro è una grande fortuna, perché mi dà la possibilità di lottare per fare stare bene i miei figli e di dimostrarglielo anche! 
Op.: Quando hai iniziato a lavorare, come è cambiata la tua organizzazione del tempo? 
M.: All’inizio non è stato facilissimo cucinare e lavorare, pensare ai bambini! Mi sentivo molto stanca! Poi però ho iniziato a fare tutto in automatico e facevo anche più cose di prima, di quando non lavoravo! 
Op.: E che cosa facevi esattamente? Di cosa ti occupavi? 
M.: Ero un’operatrice ecologica. All’inizio i miei figli si vergognavano del mio lavoro, allora gli ho spiegato che tutti i lavori sono utili e importanti e loro hanno capito, erano contenti di me. 
 Op.: Cosa ti piaceva del tuo lavoro? 
M.: Il fatto di aver dimostrato a tutti la mia buona volontà, che ho cura di me stessa e dei mei figli. Mi sono riscattata dal fatto che tutti hanno smesso di associarmi sempre a mia mia madre.. è stata una lotta! 
Op.: Cosa vuol dire che è stata una lotta? 
M.: E’ stata una lotta perché ce l’ho messa tutta per fare capire alla gente che sono una buona madre che sa curarsi dei figli, perché la mia non ha mai avuto cura di me e nemmeno dei miei fratelli.. E poi ho preso più fiducia in me stessa e ho vinto anche la lotta con me stessa. Op.: Quali sono le abilità che hai appreso grazie al lavoro che hai svolto? 
M.: Io facevo la pulizia delle strade, lavoravo da sola, dalle 8:00 alle 13:00, dal lunedi al sabato. Per me la strada era la mia “casa” e penso di averlo fatto davvero bene perché le persone mi hanno apprezzata per come lavoravo, e questa è una cosa a cui non sono abituata.. 
Op.: Fa piacere venire apprezzate e riconosciute per il proprio lavoro, sei stata brava! Cosa mi dici dell’Equipe del Progetto? Com’è stato il rapporto con le operatrici? 
M.: Sono state sempre presenti, ho legato con tutte loro. Mi sono sentita aiutata davvero. Ho legato soprattutto con l’Educatrice. 
Op.: E gli incontri di gruppo invece come sono stati per te? Come hai sentito il gruppo? 
M.: Gli incontri di gruppo erano i più belli, quelli che mi facevano staccare dalla routine.. Ho sentito tutte molto vicine, ci facevamo forza con le nostre esperienze, alcune proprio simili. 
Op.: Di cosa hai bisogno in questo momento M.? 
M.: Di andare a lavorare ancora, perché purtroppo non mi hanno assunta quando è finita la borsa-lavoro.. mi piacerebbe anche fare un viaggio da sola, per staccare da tutto vedere un po’ di luce, mi sembra sempre di stare in un tunnel.. 
Op.: Un’ultima domanda M., cosa lasci di te nel passato e che cosa ti porti invece nel futuro? 
M.: Nel passato lascio la mia infanzia che vorrei chiudere in cassetto.. Nel futuro mi porto sempre con me i miei figli. 
Op.: Grazie. 

Beneficiaria: A., anni 39 (4 figli) 
Op.: Cosa facevi prima di iniziare il Progetto “Isola”? 
A.: Lavoravo con le calze, le confezionavo. Ho sempre lavorato, mi sono data da fare sempre, anche in mezzo a mille difficoltà.. Non ho avuto una vita semplice.. 
Op.: Puoi spiegarmi cosa intendi per una vita “non semplice”? 
A.: Ti dico questo: ho quattro figli, due di loro disabili. I sacrifici da fare sono tanti, ma non ho mai smesso di cercare un modo per farla stare bene lei e anche gli altri. 
Op.: Che significato dai al lavoro A.? 
A.: Il lavoro per me è la soddisfazione di guadagnarti i soldi onestamente, il pane di ogni giorno, senza distruggere, a differenza di quello che hanno fatto i miei fratelli. Lavorare mi rende orgogliosa di me stessa. 
Op.: Mi parli del tuo lavoro con il Progetto “Isola”? Cosa facevi esattamente? 
A.: Lavoravo dal lunedi al sabato, dalle 8:30 alle 13:30, in un Ecocentro, con compiti di segreteria. Mi piaceva moltissimo. 
Op.: Quindi, mi pare di capire che ti sentivi parte del contesto lavorativo a tutti gli effetti? 
A.: Si, si, lo sentivo proprio “mio”! Inizialmente, ero affiancata da un volontario. Ci sono state delle difficoltà, ma poi si sono risolte e comunque la gente che veniva a portare i rifiuti mi apprezzava molto, diceva che lavoravo bene. 
Op.: Rispetto alle difficoltà che hai incontrato, come le hai superate, da sola o hai fatto riferimento all’Equipe di “Isola”? 
A.: Le difficoltà che ho avuto in un primo momento mi hanno scoraggiata molto, poi però ho fatto riferimento alla Tutor, è stata lei a farmi capire come rimettermi in carreggiata. E ho capito che stavo sbagliando… infatti mi sono ripresa e ho portato a termine l’impegno che avevo preso. 
Op.: Brava, è stata una prova di forza anche per te stessa immagino. Quali sono le abilità che senti di aver appreso grazie a quest’esperienza di borsa-lavoro? 
A.: Guarda, sicuramente ho imparato a rispettare gli orari di lavoro, che è importante saper rispettare le regole per guadagnarsi la fiducia e il rispetto dei colleghi e del datore di lavoro. E poi ho imparato la pazienza, che non avevo prima! 
Op.: Queste difficoltà di cui mi parli sono legate all’adattamento lavorativo infatti, quanto ha inciso per te la presenza di un’Equipe di riferimento? Ti è stata di supporto o hai messo in moto delle risorse che puoi definire tue? 
A.: A dire il vero tutte e due le cose. Mi sono rivolta spesso alla Tutor, perché come ti dicevo ho legato di più con lei, però sapere che c’è un gruppo di riferimento a cui ti puoi rivolgere, un’Equipe, di sicuro ti fa sentire meno sola e non è una cosa che hai sempre, in tutti i lavori. Poi ci ho messo pure io la voglia di andare avanti, il pensiero dei miei figli mi ha aiutata parecchio, loro sono la mia forza. 
Op.: Invece, sulla formazione che avete fatto prima dell’inserimento effettivo in azienda, cosa mi dici? L’hai trovata utile? 
A.: La formazione mi è piaciuta molto, mi è piaciuto stare in gruppo con tutte le altre. Ho imparato cose che prima non conoscevo, non ci pensavo tanto. Per esempio, non mi ero mai fermata a pensare a cosa mi piace fare davvero, quali sono le cose che so fare meglio, e poi era bello ritrovarsi tutte insieme, sentirsi seguite tutte, rinforzate sempre. 
Op.: Di cosa hai bisogno ora? 
A.: Ho bisogno di lavorare per i miei figli. Però, alla fine so anche che mi arrangerò e troverò qualcos’altro. 
Op.: Certo, ti faccio un grosso in bocca al lupo! Cosa ti lascia di bello quest’esperienza? 
A.: La forza di continuare, la fiducia in me stessa perché valgo, e so fare le cose che mi vengono affidate, la cura di me e del modo di vestire, non mi vedi elegante? (A. sorride) E poi sicuramente le amicizie che ho stretto nel gruppo, con qualcuna in particolare. 
Op.: Cosa lasci di te nel passato? 
A.: Nel passato lascio il fatto di essermi lasciata usare dagli uomini. 
Op.: Come ti vedi nel futuro A.? 
A.: Mi vedo elegante e con una sistemazione solida per i miei figli. 
Op.: Ti faccio un grosso in bocca al lupo 
A., grazie. 

Beneficiaria: M., anni 49, (figli 2) 
Op.: Puoi descrivermi com’erano le tue giornate prima di iniziare la borsa-lavoro con “Isola” e come hai conosciuto il Progetto? 
M.: Non avevo un lavoro fisso, e la sensazione era quella di sentirmi vuota. Poi, grazie all’Assessora che si occupa del Centro Anziani in cui ho lavorato, sono venuta a conoscenza di quest’opportunità e l’ho presa al volo. Mi sentivo molto speranzosa. 
Op.: Che significato dai al lavoro, cosa rappresenta per te? 
M.: Il lavoro è dignità, è gratificazione, ma non solo economica, anche personale! 
Op.: Quale è stata la tua attività lavorativa? Di cosa ti sei occupata in quest’anno? 
M.: Ho lavorato a Taviano, in un negozio stupendo, “Tamburini”, trovi articoli per la casa e lista nozze. Ho fatto diverse cose: dall’addetta alla vendita, all’allestimento, al confezionamento bomboniere. Inizialmente avevo molta “paura”, si tratta di oggetti costosi e anche molto delicati.. 
Op.: Immagino, ci vuole accortezza e molta attenzione. Quali sono le abilità che pensi di aver acquisito? 
M.: Sicuramente la capacità di entrare “in sintonia” con i clienti. Si tratta di un target molto elevato, non è stato facilissimo entrare subito nelle loro “grazie”. Questi sono negozi in cui la clientela si rivolge all’addetta/o di fiducia, però ormai ero riuscita a farmi conoscere e apprezzare, e questo mi gratificava molto. 
Op.: Complimenti M., quindi, si può dire che fossi parte della squadra? 
M.: Si, assolutamente. La cosa bella è stata che ho avuto molta libertà d’azione, mi hanno dato estrema fiducia, probabilmente perché hanno visto che ero autonoma, e poi ho avuto una buona guida, P., una commessa che c’era lì da tempo. 
Op.: Quali sono state le criticità che hai incontrato, se ci sono state, durante il percorso di lavoro? 
M.: Le criticità le ho avute durante il periodo delle feste natalizie.. avevo paura di non farcela a sostenere i ritmi di tutta la clientela che si concentrava a Natale, mi sentivo “sotto osservazione”, poi invece è andata benissimo, ce l’ho fatta. E’ stato un bel momento anche quello. Op.: Com’è stato il rapporto con l’Equipe del Progetto? 
M.: Buono, anche se ho fatto molto riferimento alle persone del mio contesto di lavoro. 
Op.: Rispetto alla formazione antecedente al periodo in azienda, l’hai trovata utile o pensi che sia comunque sufficiente apprendere “in situazione”? 
M.: La formazione mi è piaciuta, credo comunque che quello che si apprende dalla pratica sia sempre un qualcosa in più. 
Op.: Cosa ti lascia quest’esperienza di borsa-lavoro, o su cosa ti ha fatto riflettere? 
M.: Guarda, è stata una bella esperienza, ma a termine e di questo sono dispiaciuta.. Al negozio mi hanno detto che, probabilmente, al bisogno, mi richiameranno durante le festività, ma non ho intenzione di accettare, perché interrompere nuovamente sarebbe difficile per me da sostenere. Credo che queste iniziative dovrebbero garantire una prosecuzione del percorso, che si dovrebbero trovare delle agevolazioni anche per le aziende, per far sì che vengano assunti i borsisti, altrimenti si accusa il colpo alla fine. 
Op.: Comprendo il tuo stato d’animo e anche la delusione, è normale, pur sapendo dall’inizio che si trattava di un’esperienza di 12 mesi.. In termini di cambiamenti personali, invece, pensi che la borsa-lavoro abbia contribuito in questa direzione, se ci sono stati? 
M.: Ci sono stati dei cambiamenti, per esempio ora non ho paura di confrontarmi con nessuno, e poi ne esco arricchita dal confronto con il gruppo delle donne che come me hanno partecipato al Progetto: la cosa più bella è sapere di esserci l’una per l’altra, anche se non ci vediamo sempre, se abbiamo bisogno ci siamo. 
 Op.: Certo, è una solidarietà e una vicinanza preziosa, è vero. M. cosa lasci di te nel passato e come ti vedi proiettata nel futuro? 
M.: Nel passato lascio la mia vita matrimoniale, e tutto ciò che era legato a quel periodo. Ora ci sono io e devo prendermi cura di me stessa.. Nel futuro mi vedo con un lavoro e un compagno. 
Op.: Grazie M., ti faccio un grosso in bocca al lupo! 
M.: Crepi! 

Beneficiaria: M., anni 22 
Op.: M. come hai conosciuto “Isola”? 
M.: Devo ringraziare il Sindaco di Racale, che conosceva bene la mia situazione economica disastrosa.. Vivo sola con mia madre, ma non è semplice.. non ci parliamo tanto.. 
Op.: M. mi dici cosa rappresenta per te il lavoro? 
M.: Il lavoro per me è essere indipendente, e avere la possibilità di rapporti con tanta gente diversa. 
Op.: La tua borsa-lavoro dove ti ha portata? Di cosa ti sei occupata? 
M.: Ho lavorato in una struttura “Casa Jhonatan”, ho iniziato con l’attività di sostegno scolastico, ma ho fatto anche l’animatrice con i bambini piccoli, avevano da un anno e mezzo a sei anni. 
Op.: Come ti sei trovata? Ti sei sentita integrata nel gruppo di lavoro? 
M.: Mi sono trovata benissimo, da subito. Le colleghe mi hanno dato fiducia, e anche più responsabilità nelle mansioni con il passare del tempo. Per me è stata una bella esperienza. 
Op.: Potresti descrivermi meglio, come si organizzava la tua attività-tipo? 
M.: Con i più grandi che arrivavano fino ai 13 anni lavoravo sul sostegno scolastico, li aiutavo nello svolgimento dei compiti, con i più piccoli invece mi inventavo dei giochi da fargli fare, e alla fine mi divertivo insieme a loro! 
Op.: Cosa ritieni di aver appreso dalla borsa-lavoro? 
M.: Per me è stata una sfida, perché in realtà provengo da una formazione scientifica. Ho imparato a usare la stessa modalità di comunicazione dei bambini, ogni giorno, un passo alla volta. All’inizio la sensazione è stata proprio quella di “buttarsi” in qualcosa di completamente nuovo, ma ce l’ho fatta. 
Op.: Sei stata in gamba, ma ci sono stati dei momenti difficili, in cui hai avuto delle difficoltà particolari? 
M.: Non ho avuto delle difficoltà particolari, ma sicuramente ho trovato il coraggio di fare cose che prima non facevo… 
Op.: Mi faresti un esempio? 
M.: Si, per esempio, rispondere al telefono.. Può sembrare una cosa banale, ma all’inizio, durante la formazione anche, era piuttosto timida, mi veniva da piangere, parlavo poco.. poi invece ho preso coraggio e adesso mi dicono che parlo anche troppo! 
Op.: Insomma, un bel cambiamento! So che lungo tutto il progetto siete state accompagnate dall’Equipe di “Isola”: ti sei sentita supportata da questo gruppo di operatrici? 
M.: Abbiamo fatto degli incontri di gruppo. E’ importante sapere di essere seguite, ma sento di aver appreso molto sul posto di lavoro. Il gruppo delle donne, è stato una bella esperienza di sicuro. 
Op.: Quale è la cosa più importante che ti lascia “Isola”? 
M.: L’esperienza in sé, la possibilità di scriverla sul curriculum. A Racale cercano un’educatrice, mi ha passato la notizia M., una donna del gruppo con cui sono diventata molto amica, ho inviato il curriculum e mi hanno chiamata per fare una prova. Speriamo bene! 
Op.: In bocca al lupo allora! M., cosa lasci di te nel passato e cosa ti porti invece nel futuro? 
M.: Nel passato lascio la mia indecisione perenne, prima stavo a zero, ero sfasata, e nel futuro mi porto una M. più decisa e coraggiosa! 
Op.: Grazie. 

Beneficiaria: S., anni 53 (1 figlio) 
Op.: Puoi descrivermi le tue giornate prima di iniziare il Progetto “Isola”? 
S.: Per molti anni dopo la separazione, cinque circa, non ho fatto nulla. Il periodo che ricordo con più piacere è stato quando lavoravo per la Dia, la Direzione Investigativa Antimafia: si trattava di trascrivere telefonate che venivano intercettate. Era un lavoro per la Procura, ho sentito di tutto! Mesi e mesi di intercettazioni per poi aprire procedimenti penali e fascicoli. Purtroppo quest’attività è stata assegnata ormai alla Polizia Giudiziale, peccato, perché mi piaceva moltissimo.. 
Op.: Lo vedo, ti brillano gli occhi mentre ne parli. Che cosa ti piaceva in modo particolare? 
S.: Mi piaceva molto l’ambito del penale, ho imparato un sacco di cose, sarebbe stata la mia grande aspirazione. E poi, scusami se lo dico, ero molto stimata e riconosciuta in quell’ambito e questo mi faceva sentire bene! 
Op.: Non c’è nulla di male nel dire che veniamo apprezzate, anzi, vuol dire che stiamo dando il nostro meglio e che ciò viene riconosciuto. Mi dici come hai conosciuto il Progetto “Isola”? 
S.: E’ stato grazie al Sindaco di Alezio, Romano, e all’Assessore De Mitri che mi ha informato di questa bella occasione! Ho passato un periodo di depressione tremendo, avevo deciso di farla finita, ho perfino scritto al Presidente della Repubblica.. allora c’era Napolitano.. 
Op.: Ti va di spiegarmi meglio? 
S.: Si, gli ho inviato una lettera, è stata letta, stento ancora a crederlo quando ci penso.. In questa lettera non avevo chiesto soldi, ma parlavo di dignità: dicevo che avevo bisogno di lavorare per recuperare la mia dignità e la mia identità. E da lì sono stata invitata a un incontro con il Segretario Generale e gli ho spiegato che cos’era per me il lavoro. E poi, insomma, ci sono state una serie di circostanze benevole che mi hanno portata ad avere la possibilità di fare l’esperienza di borsa-lavoro.. 
Op.: Quindi, il lavoro per te rappresenta la dignità e il recupero dell’identità? 
S.: Si, al di là dei sussidi economici che spesso sono previsti, a me interessava recuperare la dignità di essere indipendente, autonoma. Per esempio, con la borsa lavoro, la cosa più bella era il fatto di pagarmi le bollette e la spesa da sola, senza chiedere niente a nessuno. Ho tanti amici che mi vogliono bene e spesso mi aiutano, ma se questo da una parte mi fa sentire amata, dall’altra mi mortifica perché significa non essere in grado di bastare a me stessa da sola.. 
Op.: Nello specifico, grazie alla borsa-lavoro dove sei stata inserita? Di cosa ti sei occupata? 
S.: A dire il vero ho cambiato diverse sedi: prima ho lavorato in una ferramenta, ma non facevo davvero nulla, c’era poco lavoro, mi sentivo inutile. Allora la Tutor mi ha aiutata e mi ha inserita nello studio di un consulente fiscale e lì stavo benissimo, lavoravo tanto, mi piaceva. Purtroppo, dopo due settimane ho dovuto interrompere quell’attività per esigenze interne. E’ stato un momento difficile, una brutta delusione.. Mi sono messa in moto però, e alla fine sono stata inserita in una sartoria “La maison di Maddalena”. 
Op.: Immagino che non sia stato per niente semplice vivere quel momento. E nella sartoria che tipo di attività hai svolto? 
S.: Mi sono occupata della parte amministrativa, è stato interessante, una bella esperienza, ma l’attività dal consulente, a dire il vero, mi faceva sentire più gratificata, la sentivo più adatta a me. 
Op.: Come hai superato questo momento critico? Nel Progetto è stata prevista la presenza di un’Equipe multiprofessionale, ti è stata di supporto? 
S.: Si moltissimo, in questa circostanza in particolare. Ho sentito la vicinanza, e anche lo sprone a non abbattermi. Dell’équipe ho avvertito l’affetto, l’attenzione, e la cosa più bella è stato l’atteggiamento diverso che ho notato nei miei confronti: sono una persona che osserva parecchio, anche quando non parlo. Non ho sentito il pregiudizio, ma persone che erano lì con me, e che mi motivavano a non lasciarmi andare. 
Op.: Molto bella questa vicinanza emotiva. Che mi dici invece del gruppo? Com’è stato vivere l’esperienza di gruppo tra voi borsiste? 
S.: Anche lì ho avvertito molto la stima delle ragazze, mi sono sentita riconosciuta, riscattata per tutti gli anni passati a sentirmi ripetere che ero un essere buono a nulla, che non servivo a niente. Mi sono detta che non era vero… 
Op.: Se dovessi dirmi cosa ti lascia di più grande quest’esperienza, cosa ti viene in mente? 
S.: La borsa-lavoro mi lascia la sicurezza in me stessa e l’aver compreso che forse, per qualcuno, valgo qualcosa. Certo sarebbe bello riuscire a garantire una continuità a un’esperienza di questo tipo, ma so bene che non sempre è possibile.. 
Op.: Cosa lasci di te nel passato e cosa ti porti nel futuro? 
S.: Mi viene in mente un’immagine: di me seduta davanti a un foglio bianco. Su quel foglio, che rappresenta il mio passato, lascio la mia insicurezza e nel futuro mi porto la certezza di non essere un nulla. 
Op.: Grazie. 

Beneficiaria: A., anni 37 (2 figli) 
Op.: Puoi descrivermi le tue giornate prima di iniziare il Progetto “Isola”? Cosa facevi? 
A.: Sinceramente niente, non lavoravo. Dipingevo, ma quello non è un lavoro vero e proprio.. 
 Op.: Dipingi? E’ una bella passione! 
 A.: Si, mi piace molto, è una passione che ho ereditato da mio padre, lui lo faceva proprio per mestiere.. Mi è venuto in sogno e mi ha detto di continuare, di iniziare a fare dei quadri, che lui mi avrebbe aiutata. Sinceramente non sono male sai? A me piacciono.. 
Op: Complimenti per questa tua passione! Come sei venuta a conoscenza di “Isola”? 
A.: Ero andata al Comune proprio per lamentarmi di questa situazione, perché non riuscivo a trovare lavoro e un giorno mi ha chiamata, penso un’Assistente Sociale, per chiedermi di prendere parte a questo Progetto e mi è sembrata la manna dal cielo! Non è facile, ho due figli, mio marito non lavora, e mia madre prende una pensione minima, ti senti davvero in un vicolo cieco.. 
 Op.: Quindi, dove hai iniziato a lavorare, cosa facevi nello specifico? 
A.: Sono stata inserita nel “Conad” di Alezio, sistemavo la marce, tutti i prodotti che arrivavano. Sono stata molto fortunata perché mi hanno fatta sentire subito parte del gruppo di lavoro, non immaginavo così! 
Op.: Lo vedo, ti brillano gli occhi! Cosa ti è piaciuto di più di ciò che facevi? 
A.: Il fatto di poter stare a contatto con la gente ogni giorno. Sono una ragazza molto estroversa, non ho problemi a parlare anche con persone che non conosco. 
Op.: Cosa senti di aver imparato da quest’esperienza, intendo abilità che ritieni possano servirti anche in contesti lavorativi futuri? 
A.: Sicuramente la capacità di organizzare meglio il tempo tra casa e lavoro, e poi, il fatto di riuscire a gestire meglio anche le emozioni.. 
Op.: “Riuscire a gestire le emozioni”, mi fai un esempio? 
A.: Voglio dire riuscire a non portare sul lavoro i problemi di casa, rimanere più concentrata su quello che sto facendo. I problemi purtroppo ci sono sempre, però quando lavori devi pensare a quello e basta, non ti puoi permettere di distrarti. 
Op.: Ci sono stati dei momenti “critici” in azienda, e se ci sono stati, hai fatto riferimento all’équipe di “Isola”? 
A.: Le difficoltà ci sono state, ma non legate al lavoro in sé.. ho avuto un problema di salute grave e ho interrotto per un certo periodo il lavoro. Mi sono state tutte vicine, le operatrici dell’équipe e anche alcune ragazze, in particolare, della borsa lavoro.. ho rischiato di morire per un problema al polmone e questo mi ha insegnato a guardare la vita in modo diverso, e a prendermi più cura di me stessa. 
Op.: E’ importantissimo ciò che dici! Di cosa hai bisogno in questo momento? 
A.: Vorrei trovare una stabilità con il lavoro, comunque mi sono già organizzata! La borsa-lavoro è finita, non ci sono state possibilità di continuare lì al “Conad”, purtroppo, e ora ho iniziato a vendere prodotti di cosmesi, vediamo come va! 
Op.: Brava, sei propositiva, speriamo bene per questa nuova occasione! Ascolta, cosa lasci di te nel passato e cosa ti porti della nuova A. in futuro? 
A.: Nel passato lascio tanta tristezza e tanta rabbia, nel futuro mi porto avanti tutto quello che ho appreso da questo percorso, mi vedo più forte, realizzata nell’ambito dei quadri e poi quello che viene viene, sono abituata alle intemperie, ma da buona guerriera vado avanti! Ah… nel futuro mi porto la “speranzosità”, come qualcuna mi ha detto durante la formazione! 
Op.: Complimenti A., ti faccio un grosso in bocca al lupo! 
A.: Crepi! 


Le considerazioni delle aziende ospitanti muovono su un doppio binario, che include l’impossibilità di garantire un proseguimento a lungo termine del percorso di borsa-lavoro, che si concretizzi in un contratto di lavoro stabile, alla luce dell’odierna crisi che investe da un tempo considerevole il mercato del lavoro, e la consapevolezza di aver usufruito di personale prezioso e motivato a costo zero. A tali constatazioni, si aggiunge il valore umano dell’esperienza in sé, che ha rivelato un potenziale spesso inaspettato delle borsiste, trasformatesi in una risorsa in termini di produttività, e di arricchimento umano. 

Intervista azienda ospitante “SUPERMERCATO CONAD-CITY”, (Responsabile), Alezio 
Op.: Da quanto tempo siete sul territorio? 
R.: Siamo sul territorio come “Conad” qui ad Alezio da dieci anni, come attività da ventiquattro anni. 
Op.: Complimenti un tempo considerevole! Come avete conosciuto il Progetto “Isola”? 
R.: Ce ne ha parlato la Tutor di progetto, ci ha descritto in cosa consisteva, a chi era rivolto, i vantaggi anche per la nostra azienda. A me e a mia moglie è sembrata una bella iniziativa, un’occasione per dare un’opportunità a una donna che forse non ha avuto la fortuna di avere una vita tranquilla. 
Op.: Qual è stato l’impatto di A. con la realtà lavorativa? 
R.: Buono, fin da subito, non ci sono stati problemi. All’inizio avevamo delle preoccupazioni, come accade con qualsiasi nuovo dipendente. Ci chiedevamo che carattere avesse, se sarebbe andata d’accordo con noi, con i colleghi di lavoro. Invece, conoscendola abbiamo capito subito che si trattava di una ragazza molto tranquilla e anche volenterosa. 
Op.: Quindi, mi pare di capire, che è riuscita a integrarsi pienamente nel contesto aziendale? Che mansioni ha svolto? 
R.: Si, era parte del nostro gruppo di lavoro. A. si è occupata della sistemazione della merce sugli scaffali; in otto mesi non abbiamo avuto niente di cui lamentarci. Purtroppo, non c’è stata possibilità di farla rimanere perché come organico siamo al completo, ma è stata davvero una bella esperienza per tutti noi. 
Op: Il percorso di borsa-lavoro ha previsto la presenza di un’operatrice dell’équipe di “Isola”, ha ritenuto utile la sua presenza? 
R.: Si, soprattutto per A.: per lei era un punto di riferimento, che sicuramente l’ha fatta sentire meno “sola” durante tutto il percorso; anche con noi i rapporti sono stati sempre buoni. 
Op.: Ha notato qualche cambiamento, a suo parere, significativo in A. rispetto all’inizio del suo percorso? 
R.: Si, certo: l’ho vista più autonoma, più capace di organizzare il lavoro da svolgere. Procedeva “in automatico”, aveva fatto realmente “suo” il lavoro. Questo è importante, perché da parte nostra ha comportato una completa fiducia nei suoi riguardi. In più aveva anche un bel modo di fare con i clienti del supermercato: A. sorrideva sempre, anche se aveva dei problemi non lo dava a vedere, e questa è una cosa importante quando si lavora in un posto dove hai a che fare sempre con tanta gente diversa. 
Op.: Secondo lei, cosa può significare un’esperienza di questo tipo per A.? 
R.: Sicuramente un’occasione in più per sé stessa, per mettersi alla prova e per raggiungere dei risultati soddisfacenti che derivano appunto dalla fiducia che le è stata data nel contesto di lavoro. Ha lavorato molto bene. 
Op.: Dal suo punto di vista, invece, cosa le lascia quest’esperienza? Sarebbe disposto a ripeterla? 
R.: Non solo la ripeterei, ma ne ho già fatta una simile, in passato, per un progetto previsto dal Comune di Alezio. Personalmente, il Progetto mi lascia la soddisfazione di aver offerto una possibilità di lavoro, anche se a termine, a una ragazza che lo meritava. Se ce ne saranno altri, saremo felici di partecipare. 
Op.: La ringrazio, buon lavoro! 

Intervista azienda ospitante “AGENZIA VIAGGI MONTEDELIA”, (Responsabile), Alezio 
Op.: Da quanto tempo siete presenti sul territorio? 
R.: Siamo sul territorio dal 2003, sono ormai dodici anni di attività. 
Op.: Come siete venuti a conoscenza del Progetto “Isola”? 
R.: E’ stata la Tutor di Progetto a parlarcene: ci ha spiegato in cosa consisteva e ci è sembrata una buona occasione per noi come azienda, indubbiamente, ma anche dal punto di vista umano, un’opportunità per la borsista di interfacciarsi con una realtà lavorativa concreta e diversificata. Infatti M. è stata impegnata su più fronti nella nostra agenzia. 
Op.: Di cosa si è occupata nello specifico? Quali erano le mansioni che le sono state assegnate? 
R.: Ha iniziato a conoscere il prodotto turistico con piccole simulazioni di biglietteria, poi è stata impiegata nella creazione di mailing list mirate su diversi prodotti che ci interessavano, dall’enogastronomia a circuiti jazz, ci ha dato una mano nella redazione tecnica di schede di strutture turistiche e nell’ultimo periodo nell’elaborazione di preventivi per la nostra attività di tour operator. 
Op.: Un’esperienza formativa ricca, indubbiamente. E quale è stata la risposta di M. rispetto alle attività proposte, ritiene che si fosse integrata nel vostro gruppo di lavoro? 
R.: La risposta di M. è stata fin da subito positiva, ha dimostrato notevole interesse, curiosità e rapidità nell’apprendere nozioni diversificate, era davvero una di noi. E’ stata una bella esperienza per lei, ma anche una grande risorsa per noi. 
Op.: Ha notato dei cambiamenti significativi in M. rispetto all’inizio del percorso? 
R.: Si, quello più evidente era il fatto che fosse più estroversa: inizialmente era più taciturna. Poi, pian, piano sono cadute le resistenze, ha acquisito più fiducia in sé stessa, maggiore conoscenza del contesto di lavoro, e tutto è venuto di conseguenza; anche il rapporto con i colleghi è stato ottimo. 
Op.: Come vi siete interfacciati con l’Equipe di “Isola”? C’è stata collaborazione con le operatrici di Progetto? 
R.: Ci siamo confrontati mensilmente, non ci sono state esigenze particolari, ma ci sentivamo di frequente anche con la Tutor. La presenza di un’Equipe esterna è fondamentale in questi percorsi, perché fa sì che l’azienda non si senta “sola”, e possa avere un punto di riferimento valido con cui confrontarsi in caso di necessità. 
Op.: C’è la possibilità per M. di continuare il percorso intrapreso con voi? 
R.: Al momento no, siamo al completo come organico, e poi credo che sia diretta verso un’altra città a cercare lavoro, forse in Centro Italia. Indubbiamente le sarà servita l’esperienza e potrà farle da curriculum. 
Op.: Sicuramente! Come azienda, sareste disposti a ripetere un’esperienza simile a quella di “Isola”? 
R.: Si senza dubbio, come le dicevo, M. è stata per noi una risorsa preziosa, e saremo felice di poterci dare e poter dare un’altra occasione così! 
Op.: Grazie.

Intervista azienda ospitante “LA MAISON DI MADDALENA”, (Responsabile), Gallipoli 
Op.: Da quanto tempo siete presenti sul territorio? 
R.: Come sartoria-atelier siamo aperti da due anni, precedentemente avevo un piccolo laboratorio artigianale. Il territorio ci sta scoprendo pian, piano, dopo la sfilata del 1° Agosto dello scorso anno, sul Sacro Cuore di Gallipoli “Perle di sposa”: è stato in occasione di quell’evento che la gente ci ha conosciuto come atelier. 
Op.: Come è venuta a conoscenza del Progetto “Isola”? 
R.: Conoscevo la borsista, me ne aveva parlato, e mi è subito piaciuta l’idea perché da anni sono molto attiva nel campo del sociale, sono attiva da tanto: sono Vice Presidente “Fidas” di Gallipoli, e da undici anni sono nel Consiglio Direttivo e contribuisco alla raccolta fondi per “Cuore Amico”, di Lecce. 
Op.: Complimenti! Secondo lei, cosa ha rappresentato per S. un’esperienza di questo tipo? 
R.: Prima di tutto, la possibilità di rendersi autonoma economicamente, e poi, dal punto di vista umano, e ugualmente importante, la possibilità di non sentirsi sola, come credo sia ora per lei e di dare un senso alle sue giornate. 
Op.: Di cosa si occupava S., quali sono state le mansioni previste per lei? 
R.: Si è occupata della parte amministrativa, è brava in questo, ma le ho affidato anche attività di sartoria, pur non essendo proprio il suo forte! Devo ammettere che ha messo molto impegno in tutto! 
Op.: Ha notato dei cambiamenti significativi in S. rispetto all’inizio del percorso? 
R.: S. si è dimostrata sempre molto disponibile verso le esigenze dettate dal lavoro e verso la fine del percorso è riuscita a coordinare meglio anche le attività che le venivano date. Ha imparato a essere più “paziente”.. senza questa capacità non si va da nessuna parte! Questo lavoro, sicuramente, ti fa affinare questa caratteristica! 
Op.: Nel Progetto “Isola” è stata prevista la presenza di un’Equipe di operatrici multiprofessionali, come avete interagito con loro? C’è stata collaborazione? 
R.: Si ci siamo confrontate con la Tutor, ma non tanto per difficoltà particolari, piuttosto per riferire sull’andamento generale della borsa-lavoro. 
Op.: Ritiene che la presenza di un’Equipe multiprofessionale, che affianca la borsista per l’aspetto del tutoraggio aziendale, sia un elemento in più o è sufficiente un buon gruppo di lavoro interno? 
Op.: Sicuramente, è importante l’ambiente di lavoro, il rapporto con i colleghi, la disponibilità a rispettare i “tempi” di adattamento al lavoro di una nuova risorsa in ingresso, ma è fondamentale, sapere di poter contare su un supporto “esterno”, perché a fronte di una necessità o di una difficoltà della borsista, più idee e scambi valgono di più di un unico punto di vista. 
Op.: Come azienda si sentirebbe di ripetere un’esperienza di questo tipo? E che cosa le lascia? 
R.: Sono pronta a ripeterla senza ombra di dubbio! Ho già dato la mia disponibilità per il futuro alla Tutor. Il Progetto “Isola” ha contribuito a rafforzare in me la passione per il sociale, trovo che iniziative simili siano utili per molteplici aspetti, anche quando sono a termine, come in questo caso, considerato il nostro personale al completo. E poi credo che sia sempre meglio lavorare anche solo un anno, piuttosto che per niente affatto! 
Op.: Grazie. 

Intervista azienda ospitante “PICCOLA COMUNITA’ JONATHAN” (Responsabile), Tuglie 
Op.: Da quanto tempo siete presenti sul territorio e di cosa vi occupate? 
R.: Siamo a Ugento da 3 anni, ma lavoriamo dal ’99 su Gagliano del Capo e Tuglie, con strutture residenziali che accolgono madri con figli a carico e ragazzi adolescenti. 
Op.: Come avete conosciuto il Progetto “Isola”? 
R.: Ce ne ha parlato la Tutor e ci è piaciuto molto da subito, ci è sembrato un percorso interessante e una buona occasione sia per la beneficiaria, che per la nostra realtà. 
Op.: In cosa è consistita l’attività della borsista? 
R.: M. si è dimostrata da subito una ragazza molto garbata e volenterosa. Ha iniziato il percorso di borsa-lavoro in Ottobre e l’ha terminato a Giugno. Le sue attività hanno riguardato sia il sostegno scolastico, ma anche l’animazione con i bambini più piccoli, ed è stata coinvolta anche nelle riunioni d’équipe e nell’osservazione della relazione genitori-figli, nel limite di ciò che si poteva chiederle, coerentemente con le sue competenze attuali. 
Op.: Durante l’iter della beneficiaria, ha rilevato momenti di criticità particolari, e se ci sono stati come li avete superati? 
R.: Ci sono state delle difficoltà, ma del tutto normali e hanno riguardato la capacità di M. di gestire alcuni comportamenti problematici messi in atto da un ragazzo a cui faceva il sostegno scolastico. Ne abbiamo anche parlato insieme, ci siamo confrontate andando a fondo di esse, e devo dire che, con il trascorrere del tempo, M. è riuscita a gestirsi realmente bene, facendo dei passi avanti notevoli. 
Op.: Quindi ci sono stati dei cambiamenti significativi nella beneficiaria rispetto all’inizio del percorso? 
R.: Si ci sono stati e anche molto evidenti: M. ha acquisito un atteggiamento più sereno, rilassato, e disponibile, perdendo quella rigidità iniziale che non le consentiva di aprirsi tanto con le colleghe. Strada facendo M. si è “ammorbidita”, integrandosi perfettamente nel nostro gruppo di lavoro, come dimostrato dalla sua presenza anche in alcune delle nostre riunioni d’équipe. 
Op.: Riguardo invece al tutoraggio previsto dal Progetto “Isola”, la presenza dell’Equipe di Progetto l’ha trovata utile? Ci sono state delle occasioni di confronto? 
R.: L’Equipe rappresenta senza dubbio una marcia in più: in particolare, mi sono interfacciata più volte con la Tutor di “Isola”, siamo entrate subito in sintonia, ed è stato bello condividere pareri e scambiarsi aggiornamenti sull’andamento del percorso. 
Op.: La borsa-lavoro è terminata, pensa che ci possa essere la possibilità in futuro di creare una nuova e diversa collaborazione con M.? 
R.: Al momento, purtroppo, è il nostro staff è al completo, ma come le è stato già fatto presente, se dovessimo ravvisarne la necessità sarà la prima ad essere chiamata, perché è stata da noi stessa formata, rivelandosi un’ottima risorsa. 
Op.: In prospettiva futura, sareste disposti a ripetere un’esperienza simile a quella di “Isola”? 
R.: Assolutamente si, è stata un’esperienza davvero positiva che ci lascia molto anche a livello umano, è bello trovare delle persone così tanto motivate nei confronti del lavoro che dovranno svolgere, e M. è stata proprio una di queste, quindi, ben vengano iniziative simili di arricchimento reciproco! 
Op.: Grazie. 


Le considerazioni espresse dagli attori dell’ambito pubblico denotano la logica di network che ha caratterizzato l’intervento di Comunità S. Francesco con i Servizi Territoriali e la Comunità in generale. Gli attori dell’ambito pubblico, inoltre, sottolineano il taglio sociale che ha caratterizzato “Isola”, emerso dalla attenzione costante a rendere la parola “inclusione” concreta prassi operativa. Permane la consapevolezza delle penalizzazioni indotte dalla attuale crisi che attraversa il mercato del lavoro, in tutte le conseguenze negative che essa reca con sé e della necessità di offrire agevolazioni fiscali alle aziende, al fine di incrementare le possibilità di inserimento per le fasce deboli di popolazione ed evitare una possibile frustrazione sperimentata al termine del percorso. 

Le considerazioni della Responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Ambito Sociale di Gallipoli, Dott.ssa M. Caiffa 
Op.: Come Ambito quale è stato il vostro ruolo nel Progetto “Isola”? 
R.: Al Progetto abbiamo partecipato segnalando alcuni casi di cui era a conoscenza il Comune, abbiamo individuato delle donne che rispondevano ai requisiti del Progetto: donne che avevano subito violenza, disoccupate, ex detenute, ex tossicodipendenti, nello specifico, ne abbiamo inviate cinque. 
Op.: Secondo lei, quanto è importante offrire un’opportunità formativo-lavorativa come quella progettata da Comunità S. Francesco? 
R.: Il Progetto “Isola” è stato importante perché si è rivolto a donne che hanno poche possibilità di interfacciarsi con il mondo del lavoro, essendo spesso prive di titolo di studio, e ha offerto loro un’occasione concreta di inserimento. La segnalazione effettuata dal Servizio Sociale, che conosce meglio di chiunque altro il territorio, è stata fondamentale per individuare donne con vissuti complessi e difficoltà conclamate, che faticano a inserirsi in un contesto produttivo, senza nulla togliere alla motivazione e alle capacità di ognuna. Siamo contenti di aver offerto loro questa possibilità. Con rammarico però, va detto che non ci sono stati degli inserimenti al termine della borsa-lavoro, e questo dispiace, perché di fatto, nel corso dell’anno non abbiamo ricevuto lamentale. 
Op.: Mi pare di capire, quindi, che non sono state ravvisate criticità particolari? 
R.: No, non ce ne sono state, altrimenti come Ambito saremmo stati i primi a esserne informati. Queste donne si sono impegnate tutte nel loro anno di borsa-lavoro e il risultato che va sottolineato e riconosciuto a tutte, a prescindere dall’esito finale, è la capacità che hanno dimostrato di integrarsi pienamente nel contesto lavorativo. 
Op.: Quindi un inserimento, o meglio, un’integrazione perfettamente riuscita.. 
R.: Si senza dubbio, per questo ci saremmo aspettati che su dieci donne (il gruppo in totale che ha preso parte al Progetto), almeno per qualcuna si potesse realizzare un inserimento. 
Op.: Partendo da questo dato di fatto, e ripensando alle voci delle stesse beneficiarie dalle quali emerge una forte motivazione nel continuare il percorso intrapreso, che suggerimenti si sente di dare rispetto a simili iniziative future? 
R.: Bisognerebbe cercare delle soluzioni che possano garantire la possibilità di uno sbocco lavorativo al termine del percorso, perché, inevitabilmente, nell’iter progettuale le beneficiarie si costruiscono delle illusioni, e credo che in questo siano alimentate anche dai datori di lavoro. Ci vorrebbero degli incentivi per le aziende che muovano verso assunzioni. Mi auguro che questi suggerimenti arrivino alla Regione, se non altro per ripensare alcuni punti, facendoli diventare oggetto di analisi e di verifica nelle sedi opportune. 
Op.: Si sente di affermare che c’è stato lavoro di rete tra gli stakeholder coinvolti nel Progetto? 
R.: Si il lavoro di rete c’è stato, tra l’Ambito, i Servizi Sociali, le associazioni del territorio e anche con la stessa Comunità S. Francesco, è stata fatto un buon lavoro. 
Op.: Siete ancora in contatto con queste donne? 
R.: Si alcune di loro telefonano ancora ai nostri uffici, non le lasciamo abbandonate a loro stesse, di certo le ascolteremo sempre per quanto ci è possibile. 
Op.: Ad ogni modo, crede che quest’esperienza abbia fornito alle beneficiarie degli strumenti utili per una ricerca autonoma di lavoro? 
R.: Si perché il lavoro svolto le ha rese più consapevoli di ciò che possono riuscire a fare, e sono ancora motivate a continuare a rendersi autonome. 
 Op.: Cosa le lascia questa esperienza? 
R.: Avrei sperato, come le dicevo prima, che almeno una su dieci ce la facesse in quest’esperienza, perché parliamo di donne che spesso vivono da sole la loro tragedia, nelle loro case, e non hanno nemmeno la forza di chiedere. Sicuramente rimane la forza di queste donne e il loro coraggio, che ci insegna tanto e lascia tanto non solo a me, ma a tutti i partecipanti al Progetto. 
Op.: La ringrazio del suo tempo. 

Le considerazioni dell’Assessora al Comune di Alezio, Avv. P. De Mitri 
Op.: Assessora qual è stato il suo ruolo nel Progetto “Isola”? 
Ass.: Ho segnalato alcuni nominativi di aziende disponibili ad ospitare delle beneficiarie per la borsa-lavoro, e ho accompagnato in alcuni casi, la Tutor di progetto presso le stesse. 
Op.: Come è stata la risposta del territorio, ci sono state delle “resistenze” particolari? 
Ass.: A dire il vero no, anzi le aziende si sono dimostrate disponibili e ricettive, molte di esse avevano già compiuto esperienze simili a “Isola”, nel senso di tirocini formativi. Sicuramente, le aziende anche colto anche il vantaggio che la borsa-lavoro comportava per ognuna: le borsiste sono delle risorse che vengono inserite a costo zero, garantendo impegno e produttività. 
Op.: Cosa significa per lei parlare di inclusione sociale? Come definisce questo processo? 
Ass.: Personalmente, sento molto l’ambito del sociale, superando ogni forma di campanilismo, sono convinta che sia importante fornire delle occasioni concrete; occasioni che possano aiutare le persone mettendole “in situazione”, andando oltre le tradizionali forme di assistenzialismo, anche perché dall’esperienza provata grazie a questo Progetto, è la stessa utenza che ce lo chiede: sono state proprio le donne a chiederci di lavorare, di attivarsi concretamente, piuttosto che usufruire di contributi economici. 
Op.: Certo, la questione dell’inclusione sociale significa dare valore e attenzione “alla persona” restituirle dignità.. 
Ass.: Proprio così infatti. Ritengo che la valenza del percorso sia ottima, e che l’unico “neo” risieda nel fatto che la borsa-lavoro si interrompe e la positività del Progetto diventa penalizzata. Bisognerebbe trovare delle soluzioni, forse a livello Regionale, purtroppo, la situazione economica delle aziende, dettata dalla crisi moderna che viviamo da anni ormai, la conosciamo bene. 
Op.: Secondo lei, cosa può rappresentare un Progetto come “Isola” per questo target di utenti? 
Ass.: Un modo in più per riappropriarsi della fiducia in sé stesse e per riprendersi le proprie risorse, che poi sono state sempre lì, ma è chiaro che percorsi come questi le sollecitano a venire fuori; la possibilità di guardarsi per prime con occhi diversi, riscoprendosi e stupendosi di loro stesse da più punti di vista. 
Op.: Rispetto a Progetti futuri dello stesso taglio, offrirete ancora il vostro contributo? 
Ass.: Decisamente si, anzi mi auguro vivamente che esperienze di questo tipo possano ripetersi. Sto promuovendo molto i cantieri di cittadinanza e i tirocini formativi promossi dall’Ambito: nella fattispecie, manutenzione del verde di tipo ambientalista, nella quale è previsto anche il coinvolgimento delle scuole attraverso gli orti didattici. Mi auguro che crescano queste opportunità per il nostro territorio e per tutte le persone che di esso fanno parte. Incrociamo le dita! 
Op.: Certo! La ringrazio del suo tempo. 

La voce dell’Assistente Sociale d’Ambito per il Comune di Melissano, Dott.ssa A. Ferocino 
Op.: Quale è stato il suo ruolo all’interno del Progetto “Isola”? 
A.S.: Come Assistente Sociale dell’Ambito di Gallipoli, presto servizio presso il Comune di Melissano. L’Ambito ha chiesto al Comune di individuare una donna che rispondesse ai requisiti richiesti dal Progetto e insieme al Sindaco e ai Servizi Sociali ci siamo messi in moto per individuare la beneficiaria che potesse usufruire di questa opportunità sicuramente preziosa, e da cogliere al volo. 
Op.: Quale è stata la fase successiva all’individuazione della borsista? 
A.S.: La fase seguente è stata quella di individuare le aziende disponibili al percorso di borsa-lavoro. Non è stato un passaggio semplice.. 
Op.: Può spiegarmi meglio, cortesemente? Come ha risposto il territorio, avete incontrato delle resistenze? 
A.S.: Si, questo è innegabile. Ci siamo scontrati con i pregiudizi nutriti verso la beneficiaria, il cui vissuto è noto al territorio. Perciò, quando si è individuata l’azienda in cui collocarla la soddisfazione è stata grande per tutti, e sicuramente, in primis per la borsista. 
Op.: Dove è stata svolta la borsa-lavoro? 
A.S.: La beneficiaria ha lavorato presso l’”Ecocentro” di Melissano. Una bella esperienza per questa donna, che si è messa in gioco dimostrando forza di volontà e capacità di organizzare anche il proprio tempo con i figli, cosa non semplicissima, considerato che ne ha quattro, di cui uno disabile.. 
Op.: Certo, una situazione delicata, oltre che complessa. Dal punto di vista del tutoraggio, so che la borsista ha potuto contare sul supporto costante dell’Equipe di “Isola”: come Servizio Sociale, vi siete interfacciati con essa? Avete lavorato in rete? 
A.S.: Si c’è stata un’ottima collaborazione. Si è creata una buona sinergia anche con l’ufficio tecnico dell’Ecocentro, che ha garantito un monitoraggio costante della borsista. Personalmente, mi sono interfacciata molto anche con la Tutor di “Isola” per fare più volte il punto della situazione, o attuare delle piccole modifiche in itinere a seconda delle esigenze che, di volta, in volta, si presentavano. 
Op.: Ci sono state delle criticità specifiche durante il percorso? 
A.S.: Le criticità che ci sono state, come le dicevo prima, hanno riguardato soprattutto la ricerca della realtà lavorativa in cui inserire la beneficiaria. Bisogna lavorare molto sulla cultura in questo senso, rompere alcuni stereotipi non è semplice. 
Op.: In cosa identifica il punto di forza del Progetto “Isola”? 
A.S.: Sicuramente la capacità di sganciare il concetto di “inclusione sociale” da una logica assistenzialistica. Con questo percorso si è data la possibilità alla borsista di mettersi in gioco realmente, riscattandosi da possibili stigmatizzazioni. Auspico che il Progetto possa essere rinnovato, magari prestando un’attenzione maggiore agli incentivi da dare alle aziende per delle assunzioni, prevedere delle agevolazioni che possano creare anche nuovi posti di lavoro e non interrompere dei percorsi positivi, che potrebbero riservare crescite ulteriori. 
Op.: Grazie.