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La Forza del Gruppo

1.1 Le radici lontane dei Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto (A.M.A.) 
Idealmente le radici più lontane nel tempo dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto attingono alle numerose esperienze di mutuo soccorso sorte nel mondo occidentale in risposta alle sempre più dure condizioni di vita imposte dalla Rivoluzione Industriale, per arrivare poi, in tempi più recenti, al crescente interesse per il lavoro terapeutico in gruppo, che si sviluppa a partire dai primi decenni del secolo scorso. La definizione di “auto aiuto”, solitamente più citata, è quella data da Katz e Bender in un loro lavoro del 1976, nel quale i gruppi vengono descritti come: “strutture di piccolo gruppo, a base volontaria, finalizzate al mutuo aiuto e al raggiungimento di particolari scopi. Essi sono di solito costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza (…)”. Ciò che rende caratteristico l’auto-mutuo-aiuto è che la funzione di sostegno e trasformazione in senso migliorativo è riconosciuta all’interazione diretta tra persone che vivono la stessa condizione di disagio e sofferenza, senza alcuna delega all’operatore professionale. L’incontro avviene tra pari e si caratterizza proprio per l’enfasi posta sul contributo che ciascuno può offrire, considerato come risorsa unica e insostituibile per l’intero gruppo. Ogni partecipante apporta la propria diversità insieme alla volontà di condividere e confrontarsi con gli altri. La condivisione della propria esperienza con altre persone, anche se sconosciute, rende possibile con il tempo lo schiudersi di una nuova prospettiva e l’attivazione di nuove risorse. 

1.2 Il Gruppo in “Isola” 
Il lavoro condotto identifica la propria matrice teorico-scientifica sia nella lezione lewiniana di “gruppo”7 inteso come totalità dinamica, richiamandosi al concetto di interdipendenza, secondo cui “ogni individuo è fonte di azioni che modificano le altre persone e il gruppo (..), ma anche la sua azione viene a sua volta modificata dalle azioni e reazioni altrui (interdipendenza)”, sia nelle esperienze dei gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto (A.M.A.), che hanno sempre dimostrato, fin dagli albori della loro nascita, come la condivisione della propria esperienza con altre persone, anche se sconosciute, renda possibile, con il tempo, lo schiudersi di una nuova prospettiva e l’attivazione di nuove risorse. La stessa attività di formazione delle borsiste, propedeutica all’inserimento effettivo nel contesto aziendale, nella fase di Orientamento e Bilancio Competenze, ha utilizzato come modalità di organizzazione delle attività i cosiddetti “T- Group” (Training Group)9 lewiniani, funzionali non solo per rilevare competenze e abilità già in possesso delle borsiste, ma anche per sondare il livello di sel-efficacy e di motivazione di ognuna, integrandolo con aspetti attinenti alla scelta adeguata tra stili comunicativi (funzionali e disfunzionali) da adottare, e alla costruzione di un portfolio di competenze spendibile in ottica futura. L’esperienza del gruppo in “Isola” ha fatto emergere una doppia valenza: 
- formativa e di acquisizione di nuove competenze spendibili in contesti sociali e lavorativi (stili comunicativi funzionali); 
- “vicinanza emotiva” e di rielaborazione dei vissuti. 
La narrazione ad alta voce della propria esperienza e l’ascolto di quella delle altre partecipanti, grazie alle attività condotte dalla Psicologa in compresenza con l’Educatrice e/o l’Assistente Sociale dell’Equipe Psico-Socio-Pedagogica di “Isola”, hanno reso possibile alle beneficiarie l’accostarsi ai propri sentimenti più intimi, alle conflittualità più remote, accogliendo il vissuto in modo diverso, grazie all’esperienza dello “stare in gruppo”: offerta al gruppo, la rilettura comune di quanto emerso dai test somministrati ha consentito una risonanza emotiva con l’esperienza di chi era lì ad ascoltare. Ogni donna è diventata uno “specchio” per le altre, e in questo modo, incontro dopo incontro, si è creato, grazie alla Psicologa, un tessuto connettivo sempre più caldo e robusto, costruito con il contributo di tutte le partecipanti. Il Gruppo di “Isola” si è così trasformato in uno spazio di apprendimento e di rielaborazione, nel quale tutte le donne hanno parlato la stessa lingua, accogliendo emozioni che a volte era difficile raccontare perfino nell’intimo di sé stesse. La dimensione di fiducia e accoglienza sperimentata all’interno del gruppo è ciò che ha reso possibile un incremento di partecipazione, “fino all’ultimo incontro”, riferisce la Psicologa, ma anche una maggiore capacità di autocritica nelle beneficiarie, frutto del percorso di autoconoscenza che gli incontri di gruppo hanno sollecitato. Nel Gruppo di donne di “Isola”, il riconoscimento e l’accettazione della propria e altrui vulnerabilità si è costantemente accompagnato alla consapevolezza di essere, al tempo stesso, risorsa per le altre e per l’intero gruppo, accrescendo il senso di appartenenza a esso: le partecipanti hanno attivato un meccanismo di comunicazione virtuosa e circolare, nella quale ognuna ha “influenzato” l’altra, venendone a sua volta arricchita.